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Cultura Convergente di Henry Jenkins

Scritto il 02/12/2007 da Alessandro Martin.    

Cultura Convergente di Henry Jenkins - ed. ApogeoDa qualche settimana è uscito per l’editore Apogeo uno dei saggi più interessanti che mi sia capitato di leggere sui cambiamenti che la cultura popolare ha subito nell’epoca della partecipazione diretta degli utenti alla creazione dei media. Jenkins ha un approccio allo studio della cultura popolare tanto rigoroso quanto appassionato. Il risultato è un saggio piacevole da leggere perché scritto da qualcuno che conosce profondamente l’oggetto del suo studio e vi partecipa attivamente. Già perché spesso chi scrive della cultura popolare ed in particolare del rapporto fra cultura ed Internet, soprattutto in Italia, pur partendo da considerazioni utili ed interessanti finisce spesso schiacciato dall’ignoranza delle pratiche concrete che riproducono quotidianamente. Inutile dire che una conoscenza approfondita delle pratiche portate aventi da coloro che producono, riproducono e trasformano la cultura, si ottiene solamente “sporcandosi le mani”: partecipando alle community online, giocando ed interagendo con i protagonisti.

Analizzando il rapporto fra i fano e prodotti culturali come la trilogia di Matrix, il ciclo di libri dedicati ad Harry Potter e la saga di Guerre Stellari, Jenkins porta alla luce alcune tendenze che supporta attraverso una analisi puntuale e ricca di esempi. Riassumere in poche righe il discorso dell’autore sarebbe davvero riduttivo e fuori luogo; preferisco riportare qui di seguito alcune frasi estratte dal volume e che credo siano particolarmente rappresentative, non solo delle tesi esposte ma anche del tono con cui il saggio è scritto.

  • Ciò che vediamo oggi è che gli strumenti divergono, mentre i contenuti convergono…
  • In una società di cacciatori, i bimbi giocano con archi e frecce, nella società dell’informazione giocano con l’informazione.
  • Ci viene chiesto quindi, in qualche modo, di guardare ma non toccare, comprare ma non usare i contenuti mediatici. Questa contraddizione è avvertita forse più acutamente per quando riguarda i contenuti cult. […] Il lavoro che svolgono i fan nel far crescere il valore di una proprietà intellettuale non potrà mai essere riconosciuto pubblicamente se gli studios di Holliwood pensano di essere l’unica fonte di valore di quella proprietà.

Jenkins non cade mai né nell’ottimismo ingenuo alla Negroponte né nel pessimismo tecnologico di alcuni osservatori nostrani. Il nodo della partecipazione delle “persone comuni” alla creazione e trasmissione della cultura grazie all’uso di tecnologie vecchie e nuove è affrontato evidenziandone le tensioni e le possibili criticità con uno sguardo lucido e sempre documentato.

Unica pecca è dovuta non all’autore ma all’editore Apogeo che ha dato alle stampe un volume letteralmente pieno di refusi, che visto il costo non indifferente dell’opera (22,00 euro) si sarebbero potuti sicuramente evitare.

In conclusione invito a visitare il blog di Henry Jenkins e a leggere la prefazione al volume pubblicata online da Wu Ming.

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