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Rubber ducking about stuff.

La maledizione di Powerpoint

Scritto il 29/06/2009 da Alessandro Martin.    

Fare presentazioni è difficile e, diciamocelo, la maggioranza delle presentazioni che siamo abituati a vedere è orribile. Chi di noi non è stato sottoposto nella vita alla tortura di un relatore che legge delle slide fitte di testo, con tono monocorde, fissando nel vuoto, mentre il povero uditorio studia nuovi metodi per porre fine alle proprie sofferenze (chi ha fatto l’università ci sarà abituato). Anche alla gtConference alla quale ho partecipato, si sono alternate presentazioni buone ed altre molto meno buone, anche se va detto che la qualità è stata piuttosto superiore alla media (del resto i relatori avevano tutti a che fare con il marketing). Complici delle agghiaccianti presentazioni a cui siamo sottoposti sono spesso strumenti come Powerpoint, Openoffice e simili. Più o meno tutti infatti tendono a costringere l’autore a costruire il proprio discorso su una impalcatura a punti che dovrebbe essere valida per ogni contesto.

Quello che molti non pensano è che una presentazione, non importa l’argomento, è sostanzialmente un racconto e come tale deve avere un certo numero di caratteristiche che la facciano funzionare:

  • Un inizio fatto per presentarsi e catturare l’attenzione. Un consiglio: presentarsi sempre.
  • Uno svolgimento in cui si spiega il nocciolo della questione usando magari metafore ed esempi
  • Una conclusione che sintetizzi e ribadisca la “morale della favola”

Il tutto condito con un po’ di accorgimenti che rendano il tutto più accattivante:

  • Immagini per sottolineare concetti e passaggi più importanti
  • Un ritmo coinvolgente che tenga svegli senza essere martellante
  • Slide con poche parole, quelle essenziali e non una di più
  • Guardare il pubblico negli occhi ed usare la gestualità per aggiungere valore alle parole

Tutte le volte che mi trovo a preparare una presentazione cerco di tenere bene a mente queste cose… e regolarmente mi trovo a disattendere uno o più punti. E’ sempre molto difficile applicare tutte questi accorgimenti e spesso è necessario giungere a delle mediazioni. Può essere utile tenere presente una sola vera regola: “fai il meglio per far capire il tuo messaggio, il resto verrà da se”. Ad esempio un esperto in presentazioni professionali come Guy Kawasaki ha formulato la regola del “10-20-30”, ovvero:

  • Non più di dieci slide
  • In una presentazione di non più di 20 minuti
  • Usando un font di almeno 30 punti

Si tratta di regole estreme e difficili da applicare alla lettera, ma spingono a pensare a quello che si sta facendo e ad un limite ideale al quale tendere. Nella mia presentazione alla gtConference avrei potuto essere più sintetico nelle slide e avrei potuto usare più immagini, d’altra arte però sapevo che le slide sarebbero circolare ed avrebbero avuto vita propria. La sfida è stata quindi essere efficaci dal vivo senza rendere le slide completamente inutili in assenza del relatore. Spero di esserci riuscito. Per chi vuole approfondire qui c’è il video di Guy Kawasaki di cui parlo

P.S. In reatà c’è un’altra regola da tenere a mente… rileggere la presentazione 800 volte per evitare strafalcioni che proiettati in versione extra large fanno ancora più impressione ;-)

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